Il rock libera la voglia di sesso e azzera le inibizioni

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C’è un particolare genere di musica che scatena l’orgasmo sessuale e che tiene a bada le inibizioni. Parliamo fondamentalmente di un genere musicale che favorisce l’accoppiamento facile; un accoppiamento che quindi non ha nulla a che vedere con la ragionevolezza e il raziocinio, ma che si affida più che altro alla libertà, all’approccio, alla trasgressione più pura. E questo genere, ovviamente, non può che essere il rock.

La musica rock dopotutto ha degli effetti liberatori che un po’ tutti noi conosciamo: quante volte, per esempio, abbiamo visto persone scatenarsi con del rock a tutto volume? O quante volte è capitato a noi stesso di lasciarci andare, trainati dall’energia liberata dalla musica? Ebbene, questo effetto liberatorio prodotto dalla musica rock si riverbera anche su quei freni che normalmente tengono sotto controllo la nostra moralità: in poche parole alcuni studiosi sostengono che il rock possa indurre a farci fare cose che normalmente non faremmo, come lasciarci andare al sesso sfrenato, tanto per fare un esempio. Non parliamo naturalmente di solo sesso al telefono, ma anche e soprattutto di sesso fisico, carnale, reale, magari fatto con una escort, cercando in uno dei tanti siti specializzati di escorts, dove si cerca per città e si trova subito una prostituita disponibile. Il caso delle escort bologna è stato uno dei più famosi, in quanto ha coinvolto anche professori universitari e padri di famiglia insospettabili.

Bob Larson, pastore metodista americano, peraltro molto noto negli Stati Uniti per via della sua attenzione rivolta ai più giovani, è convinto in cuor suo che il rock sia uno strumento pericoloso, specie se lasciato nelle mani dei ragazzi. Il motivo? Questo genere musicale comprometterebbe la nostra coscienza, minerebbe il nostro senso di responsabilità e ci indurrebbe tutti quanti a fare sesso sfrenato e ad essere violenti anche in modo inconsapevole. In pratica la tesi di Larson è assolutamente coerente con quella visione cristiana che ha sempre dipinto il rock come una testimonianza di Satana sulla terra, cioè come il simbolo del male per eccellenza.

Ma al di là delle visioni fondamentaliste – specie quelle cristiane che nei confronti di “certa musica” non si sono mai risparmiate critiche e pregiudizi – quanto c’è di vero nella teoria che dice che il rock scatena l’orgasmo sessuale? Una mezza risposta al quesito ci arriva da Adam Kniste, musicoterapeuta, e da Adam Safron, neuroscienziato e ricercatore del dipartimento di Psicologia del Brain Behavior Cognition del Weinberg College of Arts and Science della Northwestern University.

Ebbene, le tesi di queste due personalità dicono molto semplicemente che le vibrazioni a bassa frequenza prodotte dalla chitarra elettrica e dal basso, sommate alla ripetitività del suono della batteria, produrrebbero un effetto sul liquido cerebrospinale che a sua volta influenzerebbe la ghiandola pituitaria deputata alla secrezione ormonale. Che significa tutto questo panegirico? Fondamentalmente che il rock scatenerebbe tutto un processo ormonale che, alla fine della fiera, indurrebbe le persone a mostrarsi meno restie nei confronti del sesso. O, più in generale, di quei freni che hanno sempre tenuto tirati.

Le ricerche condotte dal neuroscienziato Safron avvalorano questa teoria. Lo studioso infatti ha passato al setaccio molti studi che dimostrano come ritmi musicali ossessivi e ripetitivi stimolino più facilmente i neuroni. E si badi bene che questo dato di fatto non è uscito saltato fuori oggi, perché il fatto che “certa” musica abbia questi effetti è noto sin dall’antichità (per esempio, intere generazioni di persone hanno creduto che la Taranta salentina avesse doti terapeutiche, e non a caso la Taranta è considerata ancora oggi una sorta di danza liberatoria). A questo punto, però, molti potrebbero andare in confusione. Perché se è vero che il rock ci libera dai freni inibitori, non è detto che questi freni siano necessariamente legati al sesso. Il sesso, quindi, che c’entra?

Secondo Safron c’entra eccome, perché in fondo l’orgasmo non è altro che una fonte per eccellenza di piacere, di sensazioni gradevoli e di connessioni emotive, ma soprattutto è uno stato alterato della coscienza. Proprio per questo anche l’orgasmo può esser visto come uno di quei fenomeni su cui la danza e la musica hanno un potere tutt’altro che ininfluente. Ed è qui che ci si ricollega con le tesi di Larson e Kniste: le basse frequenze prodotte dalla chitarra e dal basso, nonché la ripetitività del ritmo della batteria, darebbero vita a un ritmo ossessivo che agisce in noi come una sorta di “effetto tranche”, e che come ogni effetto tranche che si rispetti allenta i freni inibitori della morale. A 360 gradi.

Dopotutto non dimentichiamo che anche Luzzatto Fegiz, noto esperto di musica rock, ha dichiarato di essere stato testimone in più e più occasioni di molte giovani donne che mentre partecipavano a dei concerti rock, come quelli dei Duran Duran, si ritrovavano a vivere un’esperienza simile ad una anestesia totale. Ad ulteriore dimostrazione insomma di come il rock sia in grado di annebbiare la nostra mente e di farci fare cose che altrimenti non faremmo mica! Ecco, magari si può spiegare ai religiosi fondamentalisti che Satana qui c’entra poco e nulla: è tutta una questione di ormoni, di cervello, di chimica.

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