La psicologia fai da te aumenta la depressione: occhio ai libri di self help

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Questa è un’epoca in cui ci si ritrova ad affrontare non poche difficoltà. Dopotutto quella che si respira oggi giorno, specie in Occidente, è una vita frenetica, dove c’è un continuo via vai di cose da fare, di scadenze da rispettare, di impegni da onorare. E a furia di correre qua e là non prestiamo neanche più attenzione al nostro benessere psicofisico, nonché alla cura dei rapporti sociali. Tutto ciò crea un circolo vizioso perché anche il modo di porsi delle persone cambia drasticamente: è evidente che quando la vita diventa così frenetica, si corre il rischio di tirar fuori un carattere che non è neanche il proprio; un carattere arrabbiato, teso, perennemente in contrasto con il resto del mondo.

In tutto ciò, a guadagnarne sono psicologi e psicoterapeuti, ma anche fantomatici santoni e guaritori, spesso e volentieri ritenuti dei punti di riferimento da chi vive una vita fatta di stress. C’è quindi chi si affida al santone di turno, chi va da un più sicuro psicoterapeuta, e chi tenta la via del fai da te. Proprio così: oggi giorno stanno letteralmente spopolando libri e manuali incentrati proprio sul “self help”, cioè sul tentativo di aiutarsi da soli.

Questi testi, talvolta scritti da professionisti del settore, ma nella gran parte dei casi redatti da chi professionista non lo è, tendono a creare nel lettore l’illusione che ci si possa aiutare in totale autonomia, che chi sta dall’altra parte del libro abbia il potere e la capacità di fare ciò che vuole. Peccato però che tutto ciò sia sovente un’illusione, e come tutte le illusioni finisce per creare ulteriore senso di inadeguatezza, sconforto e stress.

A dirlo è Svend Brinkmann, autorevole volto dell’università di Aalborg e autore del libro “Contro il self help – Come resistere alla mania di migliorarsi”. “La nostra cultura – spiega Brinkmann – ci sprona a migliorarci continuamente. Non importa quanto sei in gamba, perché non lo sarai mai abbastanza. Ebbene, questo crea una mentalità depressiva, infatti chi soffre di depressione sa bene che questa patologia nasca per lo più dalla convinzione di non essere all’altezza”. Secondo l’autore, oggi giorno il mondo ci dice che dobbiamo “stare al passo”, che non dobbiamo perdere tempo e opportunità, che dobbiamo spenderci al massimo per vivere sempre sulla cresta dell’onda. Peccato però che tutto ciò stia creando una sorta di epidemia moderna, una depressione generale che infatti, statistiche alla mano, si sta diffondendo sempre più.

“Il problema di questo self help – continua Brinkmann – è che promette l’illusione della felicità e del successo a poco prezzo. Il self help ci dice che seguendo pochi semplici passi riusciremo a trovare la nostra serenità. Ci fa credere che l’individuo possa avere tutto sotto controllo e che la felicità sia una scelta, e facendo credere questo, dà anche da intendere che se sei infelice è solo colpa tua. Il self help è una vera e propria droga: compriamo il libro di aiuto aiuto ed ecco che abbiamo l’illusione momenteanea di essere sulla buona strada, ma poi ce ne serve un altro e un altro ancora, come accade ai tossicodipendenti”.

Brinkmann invita a una riflessione: ci siamo mai chiesti perché le librerie strabordino di libri di self help? Molto probabilmente ce ne sono tanti proprio perché nessuno di loro funziona veramente. “Bisogna combattere l’illusione di potersi migliorare da soli. Accettare i propri limiti e rifiutare il positivismo a tutti i costi ci aiuta ad apprezzare ciò che siamo. Scegliete un romanzo se proprio volete leggere! I romanzi – conclude Brinkmann – ti aiutano a vedere la vita nella sua estrema complessità e insegnano talvolta l’impossibilità di controllarla”.

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