Psicologia infantile: se anche i bambini hanno bisogno dello psicologo

bambini

La crescita di un bambino è un momento particolarmente delicato, tanto è vero che proprio in questa fase si concentrano disturbi comportamentali e disagi relazionali, nonché difficoltà a livello scolastico e turbe emotive.

Insomma, la psicologia infantile è questione tutt’altro che semplice, anche perché si occupa proprio di questo: di capire meglio come funziona la psiche di bambini e ragazzini, di esaminare la loro crescita emotiva e culturale e di provare a risolvere difficoltà laddove queste si dovessero venire a creare. Al tempo stesso, la psicologia clinica si occupa della parte più neuropsicologica, perciò ha a che fare con capacità cognitive e linguistiche, con i processi sociali e affettivi, nonché di quei disturbi e di quelle patologie che possono insorgere nella fase dello sviluppo.

Appurato che c’è tutta una scienza che ruota attorno alla psiche dei più piccoli, sappiamo davvero quando è il momento giusto di portare un bambino dallo psicologo? I bambini, si sa, possono arrivare a manifestare molteplici forme di disagio. Alcuni disagi possono essere del tutto passeggeri, se non altro perché fisiologicamente legati all’età, mentre altri disagi che si presentano inizialmente come passeggeri possono arrivare a consolidarsi e a permanere nel tempo.

Ecco quindi che una forma di supporto va presa in considerazione, tanto più se nel bambino si presentano “sintomi” come una eccessiva timidezza che porta all’isolamento, iperattività, stati di ansia, difficoltà del sonno, difficoltà a scuola (che si concretizzano in lentezza nell’apprendimento, nel linguaggio e nella scrittura), mancanza o eccesso di appetito, e così via.

La psicologia infantile, quindi, interviene in molti campi. Per esempio ci sono dei bambini che magari in virtù di un forte stato di insicurezza fanno difficoltà a separarsi da un oggetto o da una persona. Ci sono poi dei bambini che manifestano una forte iperattività e che appaiono quindi difficili da gestire. E poi ancora: difficoltà scolastiche, difficoltà ad interagire con gli altri, stadi di aggressività del bambino nei confronti dei coetanei, difficoltà dei bambini a prendere sonno e così via. Molto frequenti anche i casi di bambini che non riescono a separarsi dal pannolino o che pretendono il ritorno al seno della madre.

Ecco perché la figura dello psicologo appare oggi imprescindibile, specie se si considera il contesto in cui viviamo che tende a moltiplicare e ad enfatizzare sintomi di disagio che i bambini hanno bene o male sempre avuto. E’ una società difficile, questa, e i genitori devono prenderne atto: non si può più correre il rischio di minimizzare fatti e cose che invece meritano l’attenzione degli adulti, anche perché deve essere chiaro che avere dei figli con disagi di vario tipo non presuppone necessariamente una sconfitta dei genitori. Anzi, accorgersi del disagio e provare a dargli risposta ricorrendo anche all’intervento di un professionista vuol dire esercitare come si deve il proprio ruolo di tutore.

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